17 Luglio 2018
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PIR: Piani Individuali di Risparmio

I PIR sono veicoli d´investimento che consentono alle famiglie italiane di poter investire nelle piccole e medie imprese.
Sono stati introdotti con la legge di Bilancio dal 1.01.2017 con uno schema che ricalca quello di altri Paesi come Francia
e Regno Unito dove esistono prodotti simili.
Nei PIR possono investire le persone fisiche, con un massimo di 30.000 euro l´anno, per un totale complessivo
massimo di 150.000 euro. I PIR sono quindi dei contenitori giuridici che possono assumere varie forme (fondi, conti
titoli, ecc.) e contenere diverse forme di prodotti finanziari (azioni, obbligazioni, ETF, depositi e conti correnti) purché
vengano rispettate, nella composizione dei portafogli, le limitazioni previste dalla legge.
La norma prevede, infatti, che almeno il 70% del patrimonio deve essere investito in azioni o in obbligazioni di aziende
quotate italiane o europee con stabile organizzazione in Italia, con un limite alla concentrazione pari al 10%
massimo di ogni titolo.
Di questo 70%, il 30% deve essere composto da società non presenti nell´indice di Borsa Italiana, così da far affluire
il denaro anche su aziende medio-piccole. Se si rispettano tutti questi vincoli si ottiene l´esenzione totale della
tassazione del capital gain e anche l´esenzione in caso di donazione e/o successione.
La manovra ha chiaramente lo scopo di veicolare parte degli investimenti verso le aziende specie di piccole dimensioni.
In Italia, infatti, il risparmio è sempre stato investito in titoli di Stato oppure all´estero, a danno del mercato azionario
domestico, penalizzando in questo modo le imprese italiane.
L´incentivo è ovviamente il vantaggio fiscale, incentivo vincolato a una durata almeno quinquennale
dell´investimento, dato dall´esenzione dell´imposta di successione e dalle imposte sul capital gain: va tenuto presente
che il vantaggio rappresentato dall´esenzione fiscale potrebbe non realizzarsi completamente a causa delle elevate
commissioni applicate da alcune banche sui PIR.
Altro punto di criticità può essere il rischio che si venga a creare una bolla speculativa con effetti non controllabili,
nonché la mancata diversificazione geografica con un portafoglio di strumenti emessi da imprese italiane a piccola e
media capitalizzazione.
Cristina Rigato



Fonte: Sistema Ratio

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